Calendar

Settembre 2008
L M M G V S D
« Ago    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930  

Spot

26 Agosto 2008

Aeroporto che vai, gente che trovi!

Una delle cose che amo quando viaggio è girovagare per gli aeroporti. Sembrerà strano, ma una vacanza che si rispetti, per me, non è tale se prima non mi rincoglionisco per bene con i fusi orari e non trascorro qualche ora nelle sale d’attesa dei vari terminal. L’aeroporto è un luogo interessante, quasi mistico: pieno di volti e di colori che non saranno mai gli stessi del giorno dopo. È facile, qui, conoscere gente, scambiare quattro chiacchiere con chi ti siede accanto e scoprire, di conseguenza, storie di vita e culture a te lontane. L’attesa, insomma, un po’ come per Leopardi, racchiude in sé la felicità per qualcosa di non ancora circoscritto, che verrà da lì a breve. E non è raro che la stessa attesa si possa rivelare addirittura più piacevole della meta tanto ambita. Il viaggio, alla fine, prevede sempre lo stesso copione: si attende, si sale a bordo, si trova posto, ci si allaccia la cintura, si rivedono gli stessi (doverosi) rituali sulla sicurezza e poi, all’apice dell’ansia, si decolla… Fino a quando, ormai rilassati, si lascia tutto alle spalle verso la nuova terra. I suoni del carrello che si richiude, del Bip delle cinture e del piacevole fruscio monocorde delle turbine Rolls-Royce, vanno a caratterizzare quel sapore ormai familiare che ti fa stare bene.
È bello viaggiare ed è inconcepibile che molta gente, magari facoltosa, non esca mai dal proprio orticello, preferendo poltrire davanti ad un banalissmo bar di provincia, parlando di calcio, sesso e motori: “tetrade” perfetta per una cultura che non c’è.

Archiviato in: My Blog by Mark at 6:58 pm

4 Agosto 2008

76 Ball Antenna Topper

Qualche annetto fa, quando rientravo a pieno diritto nella categoria dei ventenni sbarbatelli e strafottenti, negli States (e dove altrimenti!) scoprii la mania delle sfere per antenna: palline di plastica bucate, fatte per essere conficcate sulle antenne delle auto. Le più conosciute, nonostante la grande varietà, erano sicuramente quelle della Union 76, nota compagnia petrolifera texana, e quelle di Jack in the Box, fast-food americano di media qualità. Le prime, però, avevano un fascino del tutto particolare. Il vivo colore arancione che le caratterizzava, poi, si notava a distanza e il loro marchio, storico e indelebile, è diventato, con gli anni, una vera icona americana… Fu così che me ne procurai una! Tornato in Italia non persi tempo per metterla sulla mia macchina, fino a quando qualche imbecille me la portò via (a mia insaputa, è ovvio!)
Peccato perché era una cosa davvero simpatica. Non so se in America ci sia ancora questa specie di moda. L’unica cosa di cui sono certo è che se oggi amo gli Stati Uniti D’America è anche per via di simili “cavolate”.

Archiviato in: My Blog by Mark at 1:32 pm

31 Luglio 2008

7-Eleven, quando i ricordi riemergono per caso!

Mentre spolveravo la cantina, circa due giorni fa, ho riesumato un vecchio accendino bianco e verde con su stampato il numero 7. Trattasi di un vecchio gadget regalatomi da Yoshi, un mio ex compagno di stanza giapponese. Quel grosso 7 si riferisce alla famosa catena di negozi 7-Eleven, simbolo americano a tutti gli effetti, pur essendo, se non erro, di stampo nipponico. Questi negozi hanno la particolarità di essere sempre aperti, anche di notte. Tutto ciò è alquanto affascinante perché, indipendentemente dall’ora, è comunque possibile prendere ciò di cui si ha bisogno, senza guardare l’orologio e senza dover aspettare, impalati e annoiati, che si “alzi la serranda”. I prezzi, a dire il vero, non sono bassi, negli States c’è di meglio sotto questo punto di vista… 7-Eleven, però, ha quel tocco “magico”, veramente difficile da spiegare e che, solo raramente, ho riscontrato in altre realtà. Dentro è possibile trovare un po’ di tutto: bibite, oggetti per la cura personale, riviste, tessere telefoniche, dolci, hot-dogs e tanto altro ancora. In poche parole siamo in presenza di una sorta di drugstore tuttofare, un po’ come i nostri cari generi alimentari di provincia, quelli che, oltre agli alimentari propriamente detti, cercano di sbarcare il lunario attraverso la vendita di altri prodotti, specie nelle zone più isolate. 7-Eleven, tuttavia, non è un semplice negozietto periferico. Stiamo parlando, al contrario, di una grossa multinazionale che vanta il maggior numero di punti vendita al mondo e che da lavoro a circa 32.000 persone.
Da americanofilo puro sangue, nonché americanologo apprendista, quando penso agli Stati Uniti, non posso non pensare anche a 7-Eleven (o ad altre simili realtà). In fondo sono pure queste realtà, ben radicate sul territorio, che contribuiscono a rendere l’America un posto speciale.

Archiviato in: My Blog by Mark at 2:59 pm

20 Giugno 2008

Francia, sesso e informazione.

Francia. In occasione della festa della musica di domani 21 Giugno, che si sposterà di concerto in concerto in 38 diverse città, il ministero della salute francese regalerà un milione di preservativi ai giovani presenti, corredati da un opuscolo informativo sui rischi dell’AIDS e sull’importanza della prevenzione. Un’opera, a mio avviso, importantissima, un messaggio dovuto, specialmente per chi non conosce bene questa malattia. Sarebbe bello se simili iniziative prendessero vita anche nella nostra Italia bigotta. Sappiamo, però, che ciò non avverrà prima di una cinquantina di anni. La chiesa cattolica, infatti, repressa, antiquata, sessuofobica e politicamente forte, farebbe carte false pur di impedire un minimo di sana informazione. A limite potrebbero distribuire (dietro pagamento, s’intende!), un milione di rosari e crocifissi, giusto per alimentare l’ignoranza che ci contraddistingue e ribadire l’inutile concetto di peccato, nei riguardi di una delle cose più normali di questo mondo: il sesso.

Archiviato in: My Blog by Mark at 2:21 pm

16 Giugno 2008

Briatore, veline e altre cazzate.

Briatore si è sposato e la notizia rimbalza. I telegiornali “gossippettari” da quattro soldi, Studio Aperto primo fra tutti, non hanno perso tempo per riportare questo “interessantissimo” evento, come se fosse di epocale importanza e complice di favorire il surriscaldamento globale. Se, sconsolati, si prova a cambiare canale, la situazione non è certo migliore: tra grandi fratelli, fattorie, veline, (i classici sogni proibiti dell’italiano medio!), appare chiaro che la parola cultura, nel nostro paese, tolte le dovute eccezioni, è alquanto sconosciuta. Ed è un vero peccato affermare ciò, perché viviamo nella terra di Galileo Galilei (inventore del metodo scientifico), di Leonardo Da Vinci, di Enrico Fermi e di tanti altri uomini eccezionali che oggi, sconosciuti ai più, se ne sono finiti nel dimenticatoio, per lasciare posto ai buffoncelli: ragazzotti senza né arte né parte, capaci pure di vendere la loro dignità, pur di apparire nel tubo catodico. Questo perché tanti altri buffoncelli, molti più buffoncelli di loro, stanno lì, rincoglioniti sul divano, a guardare, passivi, tanta banalità.
Ma cosa cazzo ve ne frega di Briatore?
Ma cosa cazzo ve ne frega di quattro capre di alta montagna che si chiudono in una casa?
Leggere un bel libro è troppo stressante, vero? Non sarebbe meglio, in questi casi, parlare di suicidio? Beh, esagerazioni a parte, si capisce comunque in che paese viviamo: l’Italia dell’ignoranza, in cui si preferisce sostenere la chiesa anziché la ricerca e dove un contadino Uzbeko, culturalmente parlando, farebbe di certo la sua bella figura.
Ma che fine hanno fatto i bei programmi di divulgazione scientifica? Perché non creare qualche documentario per impartire le nozioni di base della tanto odiata scienza, invece di alimentare i delitti culturali della De Filippi? No, argomenti troppo “noiosi” per buona parte degli italiani: il bar, la partita e le cose sopra descritte si digeriscono meglio, specialmente quando si ha un cervello ameboide.
Mi distacco da questo mondo di merda, un po’ come fanno le zanzare nei miei confronti, ad Agosto, dopo che ho messo il Vape.

Archiviato in: My Blog by Mark at 11:52 am

8 Giugno 2008

“sacra” sindone di Torino

Nel 2010, fra due anni tondi tondi, la “sacra” sindone di Torino sarà nuovamente esposta, in bella vista, per la gioia dei tanti fedeli. A questo punto viene spontaneo chiedersi cosa sia la fede e se fare file chilometriche per vedere un lenzuolo incorniciato (ne abbiamo così tanti sopra i nostri letti!) sia davvero necessario per definirsi cristiani. La fede è un’altra cosa e anche un ateo, se serio, pur non concependola, la rispetta. Di simili pagliacciate, però, se ne potrebbe fare volentieri a meno, anche perché è stato dimostrato, prova del carbonio-14 alla mano, che questo lenzuolo di lino, ormai lercio e malconcio, è di origine medievale… Tant’è che prima del 1353 non si ha nessuna notizia storica e nessun tipo di riferimento, neanche remoto, sul suo conto. Certo, le polemiche non mancano e le spiegazioni alternative che vogliono la sindone genuina sono all’ordine del giorno. La stessa datazione al carbonio è stata criticata, per motivi più o meno validi. Ma non è solo questa tecnica, in genere infallibile, a dirci come stanno le cose. Di prove sulla non autenticità della sindone ce sono tante, basterebbe informarsi, senza farsi trasportare dalle inutili posizioni fideistiche che servono a tutto, tranne che a trovare la verità. Senza contare, poi, che sull’esistenza di Gesù di Nazareth, il vero protagonista di tutta la vicenda, non c’è neanche il minimo documento che possa dimostrarci che sia realmente esistito.
Un bel giro di lavatrice, piuttosto che un’inutile ostensione, sarebbe di certo più sensata.
Ma la chiesa, si sa, quando può guadagnare, qualunque sia il mezzo, non perde mai tempo. E la storia continua…

Archiviato in: My Blog by Mark at 9:30 pm

2 Giugno 2008

Pareidolia: strani errori del nostro cervello.

Il nostro cervello, organo affascinante ed enormemente complicato, spesso ci tende “brutti scherzi”, facendoci vedere e sentire cose che in realtà non esistono. Queste illusioni del subcosciente rappresentano una tendenza istintiva, probabilmente maturata insieme all’evoluzione dell’uomo, e indispensabile per la sua sopravvivenza. Stiamo parlando della Pareidolia, un curioso meccanismo molto noto agli psicologi che consiste, appunto, nella capacità del cervello di trovare un significato tangibile, partendo da percezioni confuse, attraverso le cose che conosciamo.

Ecco alcuni esempi:

Sia il “volto” di Marte e sia la roccia a noi sembrano volti, ma in realtà sono delle normalissime formazioni naturali che noi (e soltanto noi!) vediamo come tali, perché la nostra “macchina pensante”, sempre per i meccanismi sopra descritti, ce li fa vedere così.
È un po’ come quando da bambini guardavamo le nuvole e ci divertivamo a scoprire sempre nuove figure di animali e forme a noi familiari. Nulla di sconcertante, insomma! L’ultimo caso di pareidolia conclamata risale a qualche mese fa, quando sul vetro di una finestra di un paesino situato a pochi chilometri da Frosinone, si formò una specie si alone. I credenti, nella loro ingenuità, si convinsero che quella strana formazione fosse la madonna, tanto che da lì a breve iniziarono i classici pellegrinaggi senza sosta, immancabili in questi casi di delirio collettivo. Sarebbe stato inutile spiegare a costoro che quell’alone sul vetro non era la madonna ma, più semplicemente, umidità (o magari un riflesso, polvere..) il tutto, però, condito con una buona dose di pareidolia.

Archiviato in: My Blog by Mark at 3:39 pm

27 Maggio 2008

Evoluzionismo sotto le scarpe

Noto con arrendevole rammarico che molte persone, oggi, appartenenti alle più svariate estrazioni sociali, non perdono tempo per mettere in dubbio l’evoluzionismo della specie, con una superficialità che fa quasi vomitare. Chi lo fa perché è credente e non vuole andare contro le “sacre” scritture, chi perché dell’evoluzione riesce a cogliere solo i difetti (pochi, a dire il vero!) e chi, infine, perché l’evoluzione non l’ha mai studiata e non sa, quindi, a cosa diavolo si riferisca questo termine così “ostico”… E l’idea di derivare da una scimmia pelosa (niente di più falso) è per loro riluttante. Nulla contro il libero pensiero, ma quando questo pensiero si scontra con la ragione e con i fatti, e lo fa senza portare spiegazioni concrete a suo vantaggio, è doveroso intervenire. La colpa, diciamolo, oltre che delle famiglie, in cui spesso l’ignoranza dilaga, è soprattutto della scuola italiana, che preferisce appendere il crocifisso al muro e insegnare ancora la religione cattolica, nonostante il medioevo è passato e la “corrente elettrica” sia stata inventata da un bel pezzo. In questo stato di latenza culturale, non ci si può certo meravigliare se simili argomenti non siano conosciuti nel nostro bel paese, se non per sentito dire. Ma quando le cose si conoscono per sentito dire, ahimé, i contenuti reali si spogliano della loro principale struttura portante, per lasciare in evidenza i concetti marginali, del tutto travisati. Care “scimmie”, è bene ricordare che la teoria dell’evoluzione, al di là del nome, non è una semplice teoria buttata ai quattro venti. Non è una moda passeggera e nemmeno una filosofia new age appena ripescata dai favolosi anni sessanta. L’evoluzionismo biologico rappresenta un insieme di studi, conoscenze e ragionamenti di cui Charles Darwin, con il suo “the origin of species” è sicuramente l’esponente di maggior rilievo.
Oggi, però, si è fatto ancora di più e dai tempi di Darwin e colleghi le cose sono molto cambiate. Grazie al progresso scientifico abbiamo molte prove inconfutabili, un tempo inesistenti, che dovrebbero far riflettere i detrattori di turno; prove facilmente reperibili nei più svariati testi di biologia universitari:

Prove della biochimica comparata;
Prove dell’anatomia comparata;
Prove dell’embrionologia comparta;
Prove della paleontologia;
Prove biogeografiche;
Prove matematico/informatiche;
Prove date dalla presenza di organi rudimentali;
Prove scaturite dallo studio delle proteine;
Prove dell’evoluzione osservabile.

Su “scimmiette pelose e piene di zecche”, non si può buttare nella tazza del cesso tutti questi lavori. Con che cosa li potremmo mai sostituire poi? Con il creazionismo? Con l’intelligent design? Oppure, dato che ci siamo, con le strampalate teorie alien-oriented dei raeliani? No, grazie… A me le barzellette non piacciono. Preferisco concretezza, dati, fatti. E anche se sull’evoluzione di cose da fare ce ne sono ancora molte, di certo, in fatto di concretezza, siamo messi cento volte meglio dei tanti creduloni antropocentrici di cui il mondo strabocca.
Il discorso è semplice: l’evoluzionismo si evolve costantemente, automigliorandosi attraverso la costante correzioni dei vecchi “errori”. Il livello culturale dei negazionisti ad oltranza, invece, rimane sempre lo stesso.

Archiviato in: My Blog by Mark at 11:08 pm

16 Maggio 2008

Morire a sedici anni

Firenze, una ragazza di sedici anni muore per colpa di una imbecille che le consiglia di lasciare l’insulina per l’omeopatia. Anche questo può accadere e ancora una volta la colpa è dell’ignoranza scientifica. L’omeopatia, per chi ancora non lo sapesse, è una delle più grosse stupidaggini, di stampo palesemente New Age, in voga oggi. Basta dire che i preparati omeopatici, nessuno escluso, al loro interno non contengono una mazza. Si, è proprio così: non contengono nulla, neanche la minima molecola o la seppur blanda traccia di qualsivoglia principio attivo. Ora, se un preparato non contiene nulla, come cavolo può avere un’azione terapeutica? È un po’ come se all’Aspirina togliessimo tutto l’acido acetilsalicinico in essa contenuto. Funzionerebbe ancora? Direi proprio di no!

Cos’è l’omeopatia?
Detto in soldoni l’omeopatia, basata sul principio di similitudine (similia similibus curantur), nasce nel lontano ottocento ad opera di un medico tedesco, Samuel Hahnemann. Secondo costui una sostanza velenosa di origine vegetale, che se presa ad alti dosaggi causa una certa malattia, somministrata dopo fortissime diluizioni, invece, riuscirebbe a fare l’esatto opposto: curarla. Qualunque preparato omeopatico che si rispetti è soggetto a due concetti importanti: diluizione e dinamizzazione.
Il primo si riferisce al fatto che i preparati vengono diluiti talmente tante volte che alla fine si passa il concetto conosciuto in chimica come numero di Avogadro (numero di elementi, atomi, molecole o ioni, contenuti in una mole) e quindi il prodotto iniziale non contiene più nessuna molecola originaria ed è proprio per questo che si parla spesso di acqua fresca. La seconda parolona, invece, si riferisce sostanzialmente ad una forte agitazione del preparato stesso per scopi poco chiari anche ai più accaniti sostenitori. Nulla di scientifico, insomma, caso mai alquanto filosofico. Se nell’ottocento queste fasulle teorie prive di fondamento potevano anche avere un senso, oggi non c’è più nessuna scusa per cui portarle avanti. Purtroppo molti medici, essendo ignoranti in fatto di chimica, sono ancora convinti del contrario. A causa di questi personaggi, molto più idonei a lavorare nei campi, succedono le disgrazie (omicidi?) come quella sopra citata; cose che, certamente, non vorremmo mai vedere. Poi ci sono gli omeopati puri, magari anche naturopati, quelli che senza una laurea, sono convinti di fare del bene all’umanità, arrivando dove la medicina ufficiale, considerata corrotta ed inutile, proprio non può fare. I classici complottisti di cui il mondo è pieno, tanto per capirci. Il vero problema di questi grandi sapientoni è che, ogni qual volta vengono interpellati, non riescono mai a fornire delle spiegazioni sui presunti miracoli della pratica che tanto amano. Il loro, quindi, è un semplice atto di fede e come ogni fede che si rispetti le prove non servono.
Va precisato, infine, che la celebre rivista medica The Lancet, una delle più prestigiose al mondo, dopo un lungo studio sperimentale ha affermato chiaramente che le sporadiche guarigioni attribuite all’omeopatia sono dovute soltanto al cosiddetto effetto placebo, senza contare poi che le malattie non gravi, in genere, guariscono comunque da sole, grazie ai normali processi fisiologici interni. Pertanto l’omeopatia ha un valore scientifico pari a zero ed è per questo che rientra a pieno diritto nel mondo folcloristico e irrazionale delle pseudoscienze.

Archiviato in: My Blog by Mark at 12:18 pm

13 Maggio 2008

Progetto Genesis

La Royal Caraibbean International non si ferma. È di poco tempo fa, infatti, la notizia che questo colosso della navigazione sta per “sfornare” il suo progetto più ambizioso: una nave da crociera pionieristica, futuristica e dalle dimensioni spaventose, ora conosciuta solo con lo pseudonimo di progetto Genesis. Lunga poco meno di 400 metri e con le sue 220.000 tonnellate di stazza, questa città galleggiante potrà ospitare ben 5.400 Passeggieri. Un vero miracolo della scienza e della tecnica, che non vedrà la luce prima del 2009. Chissà cosa ne penserebbe Cristoforo Colombo se fosse ancora vivo e potesse ammirare, da vicino, tanto splendore tecnologico.

Archiviato in: My Blog by Mark at 11:13 am
Pagina successiva »
Visita American Pizza Party e scopri gli States!