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27 giugno 2007

Astroscemenze

Ormai tutti i giornali (specialmente quelli da quattro soldi) e tutte le trasmissioni televisive (specialmente quelle per persone senza neuroni), hanno, volenti o nolenti, la classica rubrica sull’astrologia. Qualunque rivista si sfogli e qualunque programma si guardi, c’è poco da fare: gli astri, con i loro fantomatici “poteri” divinatori, sono sempre lì, pronti a rovinare le giornate di chi, pur pagando il canone, vorrebbe vedere qualcosa di meglio, ma è, per forza di cose, impossibilitato a farlo. Questa antica pratica millenaria stenta a morire e la gente, che di cose scientifiche ne capisce poco, invece di osservare il fenomeno in maniera critica e porsi domande chiarificatorie, crede avidamente in ciò che gli viene detto e in maniera assolutamente passiva. Nulla contro il libero arbitrio, ognuno può perdere tempo come meglio crede, ma il fatto che una televisione, specialmente se di stato (pagata dagli italiani), trasmetta queste banalità, mi fa innervosire e non poco. Quello che però mi manda letteramente in bestia è la presunzione di qualche astrologo che, nonostante i fatti, trova il coraggio di affermare che l’astrologia è una scienza a tutti gli effetti.
Cari astrologi, voi lo sapete cos’è la scienza? Sapete come funziona un protocollo scientifico? E cosa mi dite del metodo sperimentale di indagine? Nel vostro cervelletto mononeuronale, riuscite a capire che tra l’astrologia e la scienza vera, c’è un abisso pari alla distanza che separa la terra da Zeta Reticuli?
La scienza è una disciplina SERIA, non è una favoletta come quella che voi, dall’alto della vostra scarsa cultura, cercate di propinare a destra e a manca, senza mai portare, però, nessuna prova a vostro sostegno.
Per chi non lo sapesse, l’astrologia nasce in tempi molto remoti con uno scopo di certo meritevole, quello, cioè, di studiare gli astri. Un tempo il metodo sperimentale non esisteva e le parole studio e ricerca erano spesso lasciate al caso. I primi studiosi (i filosofi per intenderci), cercavano, nel limite delle loro capacità, di capire la natura delle stelle, dei pianeti e di tutto quello che si vedeva in cielo; e questo era sicuramente nobile, doveroso. Col tempo, tuttavia, venne alla luce una nuova disciplina, l’astronomia. In pratica il progresso scientifico è andato avanti piano piano, ma gli astrologi, invece di adattarsi ai doverosi cambiamenti, sono rimasti attaccati alle vecchie credenze. Credenze che, purtroppo, sono arrivate fino ai giorni nostri. Mi sono trovato più volte a parlare con diversi astrologi e/o appassionati della materia e ogni volta li ho sempre azzittiti, usando un termine che loro non conoscono: la logica! Ora approfitto di questo blog per porre le stesse domande/obiezioni ai “sapientini” che, eventualmente, si troveranno a passare da queste parti.

Cari astrologi:

1) Lo sapete che in realtà le costellazioni non esistono, ma sono solo delle suddivisioni pratiche fatte dall’uomo?
2) Come spiegate che i gemelli omozigoti, spesso e volentieri, hanno un carattere completamente diverso?
3) Cosa ci dite della precessione degli equinozi? Anzi, sapete di cosa sto parlando?
4) L’influenza degli astri sulle nascite si manifesta quando il bambino sta nascendo o quando è ancora nel ventre materno? Perché non lo dite mai?
5) Visto che parlate tanto di presunte influenze da parte degli astri, perché non ci dite tecnicamente come avvengono? Quali sono i meccanismi di base che le determinano?
6) Se l’influsso astrologico è proporzionale alla distanza, perché l’importanza di un pianeta è la stessa sia in opposizione che in congiunzione?
7) Se l’influsso astrologico, al contrario, non dipende dalla distanza, perché non considerate anche le stelle, le galassie, i quasar e i pianeti extrasolari? Forse perché, essendo ignoranti, non sapete cosa sono?
8) Cosa ci dite degli oroscopi compilati prima della scoperta di molti pianeti come Urano (1781), Nettuno (1846) e Plutone (1930)? Visto che l’astrologia è antichissima, devo forse dedurre che per millenni gli oroscopi sono stati fatti “alla cavolo di cane”? Se si, perché non lo ammettete? Se, invece, non ritenete i pianeti sopra descritti importanti, perché oggi li utilizzate?
9) Perché le vostre “previsioni”, ogni qual volta vengono studiate statisticamente, non ci azzecano mai e sono completamente diverse fra loro?
10) Infine, per determinare il carattere di una persona, non sarebbe più saggio conoscere un po’ di genetica, piuttosto che parlare di cose che, alla fine di tutto, neanche voi capite?

Qualcuno, arrivati a questo punto, potrebbe obiettare il mio duro attacco, dicendo che, in fin dei conti, l’astrologia non nuoce a nessuno e quindi potrebbe benissimo continuare ad esistere. Questa affermazione, purtroppo, non è vera. A tal proposito, infatti, va ricordato che molte aziende assumono i propri dipendenti in base ai segni zodiacali… E questo lo trovo ingiusto e discriminante. Perché uno che, secondo la non logica dell’astrologia, è nato sotto il segno dell’acquario (piuttosto che leone, o pesci o topo), non deve avere le stesse possibilità lavorative di un gemelli (o ariete, o cancro o cammello)? È possibile che l’ignoranza unama possa arrivare a tanto? Suvvia, la cosa è talmente ridicola che si commenta da sola.
Bene, cari venditori di fumo, il mio intervento è finito. Chi ha un po’ di testa (ovvero, qualche grammo di cervello nella scatola cranica), non potrà che essere d’accordo con me e con quanto ho detto sopra. Se poi pinco pallino o caio sempronio, vorranno ancora continuare a credere alle barzellette, beh, sono fatti loro. Per quanto riguarda la mia vita, solo di una cosa posso andare veramente fiero, del fatto, cioè, che la natura mi ha fornito un cervello funzionante e perfettamente in grado di togliere tutta la spazzatura che la stupidità umana, sia oggi come ieri, non riesce a smaltire.

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21 giugno 2007

Indultopoli, dopo il danno la beffa!

È possibile che in uno stato civile e giusto i criminali escano di galera, invece di scontare fino in fondo la pena prevista? In Italia tutto questo è pura realtà e i politicanti da strapazzo che hanno votato a favore di questo schifo (si parla di indulto!), convinti di far bene, si sono addossati, al contrario, una delle più grosse responsabilità degli ultimi anni. Le recenti cronache parlano chiaro e i casi di persone uccise da assassini che sarebbero dovuti restare dentro, non si contano più. Le motivazioni che hanno spinto l’indulto sono molteplici, ma la più decantata è sicuramente quella relativa al sovraffollamento dei carceri italiani. Simili motivazioni, però, non si reggono in piedi e comunque non giustificano tutta questa libertà. I carceri sono troppo pieni e i “poveretti” si sentono oppressi? Beh, ci sono molti modi per risolvere la faccenda:

1) fare in modo che i detenuti stranieri (specialmente quelli senza permesso di soggiorno), scontino la pena nel loro paese;
2) finire di costruire i carceri incompiuti sparsi per l’Italia;
3) accelerare i tempi dei processi che oggi, in fatto di durata, sono veramente ridicoli.

Invece di adottare pratiche e semplici soluzioni come quelle sopra elencate, si è preferito premiare gli assassini… Come se uccidere una persona o stuprare una donna, fossero cose di poco conto. La maggioranza della gente (per fortuna gli italiani ancora ragionano!) è contraria a questo stupido provvedimento, soprattutto dopo gli efferati delitti degli ultimi mesi, compiuti da ex galeotti in vacanza premio. Nell’aria si respira un clima di insicurezza. Ciò che si avverte, in poche parole, è l’assenza dello stato che, invece di garantire tranquillità, semina panico e incertezze fra la popolazione, per via dell’infantile modo di governare. I criminali dal canto loro, consapevoli che in questo paese non c’è certezza della pena, si sentono invitati a nozze e delinquere diventa, in una simile situazione, una sorta di sport senza rischi. La morale di tutta questa vicenda è che oggi siamo arrivati al punto che si tutelano di più i criminali, piuttosto che i cittadini onesti e lavoratori, colpevoli soltanto di farsi gli affaracci loro. Complimenti Italia, continua così… Che tanto più in basso non si può proprio scendere.

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