The dream is always the same
L’amore che ho per gli Stati Uniti è talmente forte che molte notti, sia oggi che quando ero più piccolo, sogno di partire. La trama, seppur con qualche variante, è sempre la stessa: preparo i bagagli in fretta e furia, controllo di aver staccato tutte le mie apparecchiature elettroniche, apro per la decima volta il marsupio per vedere se ci sono soldi e documenti ed esco di casa. Non appena metto piede sul cortile, l’immagine che ho di fronte ai miei occhi, improvvisamente, inizia a sbiadirsi come in un vecchio film segnato dal tempo. Senza che me ne accorgo mi ritrovo catapultato in un aeroporto sconosciuto: corro affannosamente alla ricerca del mio aereo, trascinandomi i pesanti bagagli che sobbalzano dietro di me, incurante degli sguardi della gente. Sto per arrivare, ormai è questione di attimi. Il cuore batte forte ma, proprio mentre mi accingo a consegnare il biglietto all’hostess di turno, un bagliore intenso mi invade e di colpo mi ritrovo catapultato nella mia stanza, con la consapevolezza che quanto appena vissuto era solo un maledetto sogno. La mia è una specie di malattia (sia per gli States e sia per i viaggi in genere) e fortuna che ci sono stato tante volte in America, altrimenti, in preda a chissà quale crisi d’astinenza, non so proprio cosa avrei combinato.
Stati Uniti vi adoro…
