Noto con arrendevole rammarico che molte persone, oggi, appartenenti alle più svariate estrazioni sociali, non perdono tempo per mettere in dubbio l’evoluzionismo della specie, con una superficialità che fa quasi vomitare. Chi lo fa perché è credente e non vuole andare contro le “sacre” scritture, chi perché dell’evoluzione riesce a cogliere solo i difetti (pochi, a dire il vero!) e chi, infine, perché l’evoluzione non l’ha mai studiata e non sa, quindi, a cosa diavolo si riferisca questo termine così “ostico”… E l’idea di derivare da una scimmia pelosa (niente di più falso) è per loro riluttante. Nulla contro il libero pensiero, ma quando questo pensiero si scontra con la ragione e con i fatti, e lo fa senza portare spiegazioni concrete a suo vantaggio, è doveroso intervenire. La colpa, diciamolo, oltre che delle famiglie, in cui spesso l’ignoranza dilaga, è soprattutto della scuola italiana, che preferisce appendere il crocifisso al muro e insegnare ancora la religione cattolica, nonostante il medioevo è passato e la “corrente elettrica” sia stata inventata da un bel pezzo. In questo stato di latenza culturale, non ci si può certo meravigliare se simili argomenti non siano conosciuti nel nostro bel paese, se non per sentito dire. Ma quando le cose si conoscono per sentito dire, ahimé, i contenuti reali si spogliano della loro principale struttura portante, per lasciare in evidenza i concetti marginali, del tutto travisati. Care “scimmie”, è bene ricordare che la teoria dell’evoluzione, al di là del nome, non è una semplice teoria buttata ai quattro venti. Non è una moda passeggera e nemmeno una filosofia new age appena ripescata dai favolosi anni sessanta. L’evoluzionismo biologico rappresenta un insieme di studi, conoscenze e ragionamenti di cui Charles Darwin, con il suo “the origin of species” è sicuramente l’esponente di maggior rilievo.
Oggi, però, si è fatto ancora di più e dai tempi di Darwin e colleghi le cose sono molto cambiate. Grazie al progresso scientifico abbiamo molte prove inconfutabili, un tempo inesistenti, che dovrebbero far riflettere i detrattori di turno; prove facilmente reperibili nei più svariati testi di biologia universitari:
Prove della biochimica comparata;
Prove dell’anatomia comparata;
Prove dell’embrionologia comparta;
Prove della paleontologia;
Prove biogeografiche;
Prove matematico/informatiche;
Prove date dalla presenza di organi rudimentali;
Prove scaturite dallo studio delle proteine;
Prove dell’evoluzione osservabile.
Su “scimmiette pelose e piene di zecche”, non si può buttare nella tazza del cesso tutti questi lavori. Con che cosa li potremmo mai sostituire poi? Con il creazionismo? Con l’intelligent design? Oppure, dato che ci siamo, con le strampalate teorie alien-oriented dei raeliani? No, grazie… A me le barzellette non piacciono. Preferisco concretezza, dati, fatti. E anche se sull’evoluzione di cose da fare ce ne sono ancora molte, di certo, in fatto di concretezza, siamo messi cento volte meglio dei tanti creduloni antropocentrici di cui il mondo strabocca.
Il discorso è semplice: l’evoluzionismo si evolve costantemente, automigliorandosi attraverso la costante correzioni dei vecchi “errori”. Il livello culturale dei negazionisti ad oltranza, invece, rimane sempre lo stesso.